all i want to… make fashion: Paolo Roversi e gli “abiti d’arte”

UN MONDO IN CUI L’ UNICITA’ E L’ ECCENTRICITA’ CARATTERIZZANO LA BELLEZZA PIU’ RARA E POTENTE. TRASFORMANDO GLI ABITI IN OPERE D’ARTE. PER SOFISTICATE INTERPRETI. (VOGUE)

In occasione dell’evento mondiale chiamato “Notte Della Moda” o internazionalmente conosciuto come “Vogue Fashion Night Out” (VFNO), vorrei affrontare un argomento spesso sottovalutato, parliamo di fashion photography.

Non posso quindi che nominare Paolo Roversi. Uno tra i 100 fotografi più influenti della storia della fotografia di moda. Posizione meritatissima, tenendo conto del fatto che la maggior parte di questi fotografi siano americani. Vi si leggono nomi quali Steven Meisel, Mario Testino, Terry Richardson ed Annie Leibovitz.
E a posare per lui ricordiamo modelle quali Isabella Rossellini, Kirsten Owen, Natal’ja Vodjanova, Kate Moss, Stella Tennant, Tilda Swinton, Milla Jovovich.
Purtroppo che uno scatto fotografico glamour venga minimizzato rispetto alla fotografia documentaria, architettonica o naturalistica non è da nascondere.
Il pensiero, a mio avviso erroneo, che uno scatto glamour sia una fotografia scattata unicamente per mostrare al meglio un capo e pubblicizzarlo è alquanto semplicistico. I fini commerciali di questi scatti sono chiari ma, quello che vedo in fotografi come Paolo Roversi, è ben più di questo.

Intanto, ecco alcuni scatti (dal 2012 ad oggi):

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Il suo stile è inconfondibile e credo che ciò che più lo caratterizza sono:

– gli sfondi molto scuri o molto chiari, da cui la figura al centro non contrasta mai eccessivamente, non emerge, non si stacca dallo scenario. Sembra quasi farne parte;
– o in alternativa scene alberose e ambientazioni interne ricche di particolari;
– la luce è sempre molto soffusa, ma il viso non è mai lasciato in ombra, anzi illuminato ora da candele innaturalmente incandescenti o luci improbabili come rivestite di stoffe e trame che si proiettano sui muri, sui visi;
– i colori sono acquerellati, le pelli sembrano dipinte e spesso l’effetto “sfumato” coinvolge tutta la figura;
– le espressioni dei visi sono severe, quasi a non voler distogliere l’attenzione dal resto.

Risultato di tutto questo: figure evanescenti con vestiti improbabili che creano una vera e propria opera d’arte.
A mio parere tutto di grande effetto.

Per chi crede ancora che sfogliando le pagine di un giornale glamour si vedano semplici pubblicità, invito a ricredersi.

Vi lascio il link del sito ufficiale, dove potrete approfondire anche con biografia ed altre immagini
http://www.paoloroversi.com

all i want to….express in words : artisti che prendono voce

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Fin dall’antichità vi si riconosce una propensione, ai tempi soprattutto da parte dei grandi intellettuali, di riassumere concetti di varia natura, in brevi frasi di “effetto”.
Sto parlando dei cosiddetti aforismi. Dal greco ἁφορισμόςdefinizione, o meglio, proposizione di brevi e sentenziose parole.
In queste attività di scrittura vi si sono invischiati anche pittori e artisti vari, ed è proprio su di loro che mi soffermerò.

Comincerei con le famosissime citazioni di Pablo Picasso:

• Non ho mai reso la pittura un’opera d’arte. È solo ricerca.
• Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte
e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.
• L’arte è una bugia che ci fa realizzare la verità.
• La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva
contro il nemico.
• La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se
stesso riguardo a ciò che ha visto.
• Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio.
• Ogni bambino è un’artista. Il problema è poi come rimanere un’artista quando si cresce.
• I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.
• Dipingere non è un’operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione
tra questo mondo estraneo e ostile e noi.
• Quelli che fanno un affare dell’arte sono per lo più impostori.
• Perché in casa mia non ci sono appesi miei dipinti? È perché non posso permettermeli.

Paul Cezanne:

• Procedo molto lentamente, perché la natura è per me estremamente complessa, e i progressi da fare
sono infiniti. Non basta vedere bene il proprio modello, bisogna anche sentirlo con esattezza, e poi
esprimersi con forza e chiarezza.
• Voglio dipingere la verginità del mondo!
• Ho una sensazione lieve, ma non riesco ad esprimerla. Sono come uno incapace di usare la moneta d’oro
in suo possesso.
• Ho voluto legare le linee fuggenti della natura.
• Il disegno ed il colore non sono affatto distinti. Man mano che si dipinge, si disegna. Più il colore diventa
armonioso, più il disegno si fa preciso.
• L’approvazione degli altri è uno stimolante, del quale talvolta è bene diffidare.

Eugène Delacroix:

– L’artista che mira alla perfezione in tutto, in nulla la raggiungerà.
– Bisogna sempre sciupare un po’ un quadro per finirlo.

Paul Gauguin:

• L’arte è un’astrazione: spremetela dalla natura sognando di fronte ad essa e preoccupatevi più della creazione che del risultato.
• L’arte o è plagio o è rivoluzione.

Auguste Renoir:

– Un dipinto deve essere una cosa amabile, allegra e bella, sì, bella. Ci sono già abbastanza cose noiose nella vita senza che ci si metta a fabbricarne altre.
– Ogni tanto, bisogna tentare cose superiori alle proprie forze.

Andy Warhole:

– Un artista è una persona che produce cose di cui la gente non ha bisogno, ma che lui, per qualche ragione, pensa sia buona idea dar loro.
– Andrei all’inaugurazione di qualsiasi cosa, anche di una toilette.
– Non è forse la vita una serie d’immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?

Salvador Dalì:

– Il disegno è la sincerità nell’arte. Non ci sono possibilità di imbrogliare. O è bello o è brutto.
– Chi oggigiorno vuole fare carriera dev’essere un po’ cannibale.
– Non aver paura della perfezione. Non la raggiungerai mai.

Definire questi aforismi come sentenze o detti mi sembra al quanto riduttivo.

Leggendo queste citazioni, oltre al fatto di avere conferma dell’animo coinvolgente ma al quanto “folle” di questi artisti, mi sembra di comprendere una loro versione del mondo dell’arte come vista attraverso i loro occhi.
Pareri contrastanti tra artisti in competizione o appartenenti ad epoche molto distanti.
Si affrontano temi quali il valore dell’arte nel mercato, l’uso dell’arte non solo come espressione ma cose denuncia e difesa verso la società, l’approccio soggettivo verso il fare e il leggere l’arte, spiegazioni riguardo alle proprie tecniche di lavoro, la presa di coscienza di ciò che porta l’essere artista celebre.
Sono molto affezionata all’idea dell’artista come personaggio lontano dalla scena pubblica, chiuso nel suo studio a cercare un modo per rendere materiale il proprio pensiero. Anche se la situazione non si può certamente definire più in questo modo, la scrittura ancora oggi risulta un ottimo alleato.

 

 

all i want to fantasize!! : Steampunk, genere narrativo o qualcosa di più

Almeno una volta nella vita, vi siete sicuramente imbattuti in immagini ritraenti persone o luoghi rappresentati in questo modo molto singolare :

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Queste, sono immagini prese da un sito (http://www.steampunktendencies.com/ ) a mio parere molto interessante, nel quale si ha la possibilità di promuovere artisti, eventi, performers legati a questo inusuale genere, lo Steampunk.

Lo steampunk si può dire che nasce come genere della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all’interno di un’ambientazione storica. Per spiegarmi meglio, è una situazione in cui appaiono oggetti o personaggi che, per ragioni storiche e cronologiche, non sarebbero potuti comparire. In pratica non bisogna sorprendersi se ci si trova davanti un galeone o una locomotiva del 1800 volanti!!

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Il termine ” steampunk” venne coniato successivamente alla nascita di questo genere ma l’ambientazione preferita è il più delle volte ottocentesca. Lo steampunk tende a concentrarsi sulla tecnologia dell’era vittoriana, con macchine a vapore, congegni meccanici e a orologeria. Si presenta dunque come il tripudio della meccanica in opposto all’elettronica. Al centro dell’attenzione ci sono viti, ingranaggi, ruote cilindriche ecc.. Ci si immagina città assurde e atemporali e il progresso tecnologico è al centro di tutto. Inizialmente ero titubante, vedevo queste immagini che mi inquietavano non poco!! Ora, ne sono totalmente affascinata.

Grande popolarità raggiunta col tempo, tanto da fare di esso una subcultura e uno stile di vita, cercando di adattare un’estetica steampunk alla moda, all’arredamento e perfino alla musica. Proprio alla recente Mercedes-Benz China Fashion Week Autumn/Winter 2013/2014, non sono mancati abiti con chiara ispirazione al genere steampunk :

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Ora, pensando al mondo dell’arte, non riesco a non nominare un personaggio che per me ha sicuramente apprezzato questo genere, pur rimanendo su una linea interpretativa molto distante. Parlo di Jean Tinguely. Fra il 1945 e il 1950 si interessa in modo sempre più approfondito all’arte d’avanguardia e  si dedica alla creazione di sculture con parti metalliche, legno e carta, meccanismi complessi attraverso i quali si precisa la visione del mondo dell’autore, che però in questo caso, queste opere  sono una chiara protesta contro i dogmi su cui si basa la società dei consumi. Eccone alcuni esempi:

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all i want to…doubt : Chiesa moderna, approvo o non approvo..boooh!!

Sfogliando un giornale di architettura moderna, vidi diverse immagini di progetti di chiese che definirei al quanto “azzardate”. Le mie espressioni passarono dallo stupore allo sgomento, ma perché fermarsi alla forma?! Ragioniamoci su.

Di seguito, una serie di immagini che serviranno a capire di cosa sto parlando:

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chiesa di Santa Maria Assunta a Riola di Vergato

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chiesa di santa Bernardetta alla Barona 

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chiesa del Santo Redentore a Bergamo

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chiesa dello Spirito Santo ad Avezzano 

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chiesa di vetro a Milano

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e per finire la chiesa del Santo Volto di Gesù a Roma

Mi precludo la possibilità di dar giudizi solo negativi e, cercherò di essere imparziale.

Chiaramente ognuna di loro si allontana dallo stereotipo di chiesa a cui tutti siamo abituati. Strutture calde e sacre che divengono sfide di architetti per raggiungere l’assurdo geometrico.

Ma non è ciò che accadde anche nel mondo passato? Ricerca di monumentalità architettonica, maestosità e imponenza, basti pensare alla basilica di Santa Sofia. Ci troviamo a Istanbul e, anche se con qualche modifica successiva, la struttura risale al 537.  Non è forse sempre stato lo scopo dei committenti religiosi la costruzione di strutture tali da attirare più fedeli possibili? Non è un caso il gioco di verticalità nell’architettura gotica. Vedendo la Cattedrale di Beauvais, in Francia, e siamo nel 1225, con i suoi 48.5 metri di altezza ( non altezza complessiva ma solo l’ altezza delle volte) ci rendiamo conto come nulla abbia a che fare con le chiese precedenti, anche dal punto di vista decorativo, iconico, e dei materiali utilizzati.

Ragion per cui col cambiare della società, con la continua evoluzione dell’uomo, ci si doveva assolutamente aspettare un cambiamento che rispecchiasse la nostra contemporaneità. Eppure, si continua ad essere così affezionati e legati alle attempate strutture che, in ogni modo, rappresentano un’ alta percentuale del patrimonio culturale pervenutoci. Forse il passato ci influenza troppo, e non ci fa comprendere la bellezza di questi cambiamenti. Ma cosa saremmo noi senza passato? E’ grazie all’evoluzione del passato che si arriva ad un presente.

La mia sensazione, seduta nell’ultima fila della Chiesa del Santo Volto di Gesù, è stata principalmente di disagio.  Il calore e le luci gialle che creavano un ambiente confortevole, familiare, nonché sacro, sostituito da moderne pareti bianche, geometriche e spoglie. Mi sembra si riduca tutto ad una sala riunioni.  Diamoci del tempo per capire.

Intanto resto col mio enorme dubbio…..